La pioggia in una giungla di smog

Sono in mezzo ad una giungla di smog, e piove. Tante piccole gocce d’acqua che precipitano dal cielo, bagnando ogni cosa. Le foglie degli alberi si risollevano, gli insetti si nascondono, le lucertole si dileguano nelle loro tane, aspettando che finisca. Le grondaie iniziano a borbottare, i pedoni aprono gli ombrelli e molti corrono in cerca di un riparo. Le strade diventano trafficate, si azionano i tergicristalli. Sento urla e automobili che ruggiscono recalcitranti, mentre un innocente e costante ticchettio avvolge tutto quanto in un silente e vaporoso abbraccio. E io posso vedere e sentire tutto questo, stando dietro ad un finestrino graffiato da sottili rigoli d’acqua. Che cosa strana, la pioggia. Acqua che scende dal cielo, senza che nessuno la comandi, senza che nessuno la venda o la compri. Acqua di nessuno o acqua di tutti? Acqua prestigiosa, acqua fastidiosa, acqua che non si riesce a bere. In città scende malata, in campagna irriga i campi, in montagna saluta le marmotte che stanno a guardarla mentre scende. Ma che cosa ci serve, alla fine, questa maledetta pioggia? Sporca i vestiti, stropiccia i capelli, interrompe i lavori, sospende la partita, obbliga i bambini a stare al chiuso… a che serve? Non è conveniente, è anti economica, è roba d’altri tempi: è possibile che nel ventunesimo secolo non possiamo decidere di avere sempre il sole?

Intravedo in fondo alla via un piccolo parco, ha l’erba secca e degli alberi secolari con i rami striminziti. Sul bordo della strada c’è un ragazzo di colore, vestito di stracci, che con occhi lucidi tiene in mano un vecchio berretto grigio tutto sgualcito, chiedendo spiccioli ai passanti indaffarati. È lì perché è scappato da casa sua, dove la terra arida e secca non dava più nulla da mangiare, dove suo figlio è morto per la fame. Dove c’è la guerra. Una guerra per fame, una guerra per sete, sete d’acqua e sete di potere. Non era più stata la stessa vita, quando aveva smesso di piovere. Ah, benedetta pioggia!

Sono arrivato, è ora di scendere. Il marciapiede è scivoloso, quasi rischio di cadere. Ah, maledetta pioggia! Però l’aria è buona… sa di pioggia. Non percepisco più quell’acre odore che fa arricciare il naso, ma un dolce profumo che non sentivo da ormai troppo tempo. E la strada è pulita, come se l’acqua avesse lavato via gli errori di una civiltà ormai alla deriva.

Oh mia pioggia, cara pioggia. Scendi e bagna cara amica, bagna ed irriga, irriga e pulisci questa sporcizia che noi ti lasciamo. Perché tu sei l’amica silenziosa, che scende copiosa, disturbando tutti e sollevando il mondo.

Alessandro Frosio

2 pensieri riguardo “La pioggia in una giungla di smog

  1. Oddio è fantastico. Anche io sogno di essere scrittrice, ma penso troppo a come lo fanno gli altri e a quanto io non faccio. Penso troppo che non sono l’unica. Hai dimostrato che dipende da se stessi non da come gli altri si impegnano rispetto a me. Ora devo scrivere non perdermi a invidiare te che pubblichi già.

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  2. L’emozione che provo quando vedo che dall’altra parte c’è qualcuno che apprezza i miei scritti è indescrivibile.
    Anche se sono ancora alle prime armi e non sono uno “scrittore” di successo, mi permetto di incoraggiarti a prendere la penna in mano ed incominciare a scrivere, perché i sogni devono sempre essere realizzati.
    Grazie Francesca per i tuoi commenti! Penso che confrontarsi con gli altri sia molto importante per migliorarsi sempre di più.

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