Non ci sono altre parole

Odio. Non ci sono altre parole, non c’è nulla da aggiungere. Sono solo quattro lettere, una consonante e tre vocali. Solo questo: una parola breve e concisa, che però spiega tutto quanto.

Odio, c’è odio tutti i giorni. Gli esseri umani non sanno fare altro: si litiga, si urla e si serbano rancori. Si accende la televisione e si vedono solo guerre e signorotti pieni di sé che alzano la voce, credendosi sempre superiori agli altri. In giro per le strade ci sono anziani che litigano con i giovani, autisti che urlano ai pedoni, comuni mortali che sfidano altri comuni mortali. Un ragazzo, vestito di stracci, venuto da chissà quale posto nel mondo intriso di guerre ed orrori. Ecco un libro di storia, le pagine trasudano solo di quello: odio. Odio verso gli altri, odio verso sé stessi.

Andiamo nei luoghi di culto e facciamo i bravi religiosi, preghiamo in ginocchio e accendiamo ceri da innalzare al cielo. Preghiamo un Dio, ognuno il suo. Non importa quale, perché ciascuno di loro ci invita solo ad amare. Preghiamo un Dio, tanti Dei, ma veneriamo solo una vita che ci porta all’odio e alla violenza.

Non c’è tregua, mai una sosta per fermarsi e pensare. Dobbiamo sempre correre, in continuazione, cercando in tutti i modi di arrivare prima degli altri. Ci spingiamo, ci sfidiamo, ci diamo le gomitate e alziamo la voce. Facciamo schifo, veramente schifo. Ma tanto che differenza fa? Eh? Sì, sto parlando proprio con voi: che differenza fa? Possiamo pure essere più belli e bravi degli altri, ma indipendentemente da quanto siamo bravi, siamo comunque tutti destinati a diventare fluttuante polvere al vento. Polvere che vola, polvere che va via correndo lontano sotterrandosi nei meandri del putrido strato melmoso delle nostre vane menzogne.

Siamo tutti qui, sulla stessa barca. Una barca che, se non impariamo a remare in sincronia, non manderemo mai avanti. Siamo tutti fratelli e sorelle. Siamo qui, ci siamo. Insieme. Viviamo poco, troppo poco: che senso ha farlo così? Possiamo decidere se sopravvivere affannosamente nell’odio o vivere felicemente nella comprensione e nell’amore.

Amore. Un’altra parola. Un po’ più lunga, forse un po’ più complessa. Amore. Amore che si staglia trasparente nel cielo cristallino delle prime luci dell’alba, si insinua nei nostri corpi facendoli sussultare. Amore che non si sente, amore che non si tocca, amore che non ha sostanza, non ha forma. Un po’ come l’acqua, che prende le caratteristiche del recipiente in cui la vogliamo versare.

Siamo davanti ad un bivio, possiamo decidere. Possiamo continuare ad alzare la voce con coloro che hanno un’età differente, possiamo proseguire a guardare dall’alto in basso chi è diverso, possiamo andare avanti a smembrare famiglie ed amicizie. Possiamo… chi ce lo vieta? Il Padre Eterno? Forse, ma ormai sono tanti quelli che non vogliono provare l’ebrezza di credere in qualcosa che, seppur invisibile, dona un senso a tutto quanto.

Oppure, possiamo cambiare. Sì, possiamo farlo, possiamo ancora farlo. Siamo sempre in tempo per chiedere scusa, per tendere la mano e aiutare l’altro ad alzarsi, regalare un abbraccio o aiutare qualcuno solo per la gioia di farlo, senza chiedere nulla in cambio. Possiamo. E dobbiamo.

L’essere umano sta fallendo su tanti fronti: ambiente, clima, pace e… futuro. Sono tanti i problemi che ci affliggono, sono miliardi. Ma dobbiamo affrontarli, insieme, come veri fratelli e sorelle legati indissolubilmente dal legame della vita. Perché il diverso è bello, perché il diverso è nuovo, perché il diverso ci fa crescere. E noi, poveri illusi come siamo, abbiamo tanto bisogno di crescere, in continuazione, fianco a fianco. Solo così, solo se riusciremo a tagliare il traguardo insieme, potremo dire che ce l’abbiamo fatta.

Perché l’orologio va avanti, il tempo passa e non si ferma mai. Al di là del torto e della ragione, è giunto il momento. Sì, proprio quel momento. Il momento di farla finita. Il momento di cambiare. Il momento, insomma, di fermare tutto e di ricominciare.

Alessandro Frosio

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