Ecco chi è forte, ecco chi è perduto

Sei tranquillo, tutto fila liscio. Sei con i tuoi amici, tra risate e pensieri felici. Sei te stesso, l’idea che qualcosa possa andare storto non ti sfiora nemmeno la punta dei capelli. Ma poi eccolo, eccolo che arriva. Arriva come un’ombra, e come un’ombra ti trapassa. È veloce, fugace, ti lascia lì con un pugno vuoto in mano. E così le risate scompaiono alle tue spalle, gli immani spazi che ti circondano vengono avvolti nel silenzio. Un silenzio freddo, assordante, che ti fa sentire piccolo ed insignificante in questo strano posto che assume la tetra forma di un’immensa valle di vane glorie.

Non capisci, sei ancora stordito. Non sai cosa dire, non sai cosa pensare. Non lo sai… avresti dovuto parlare, dire cosa sei veramente. Avresti dovuto lottare, tirare fuori il tuo carattere. Avresti dovuto mostrare il meglio delle tue capacità. Avresti dovuto… ma non l’hai fatto. E non capisci perché. “Come mai non gli ho detto come stanno le cose?  Come mai non ho dato speranza alla mia grinta? Perché non mi sono difeso? Perché?” C’era poco tempo, lui era veloce. Forse un fantasma, forse uno che vive succhiando l’energia degli altri. Ma qualunque cosa fosse, ti ha svelato, arrestando la tua concitata marcia verso il futuro. Ti ha reso nudo in uno strano mondo di castelli.

Si suda e si stringono i denti per perseguire i propri ideali, si da tutto per fare ciò in cui si crede. Perché l’importante è quello: credere. Credere in un ideale, credere in una speranza, credere in un mondo migliore… credere in sé stessi. Tu fatichi e lotti per quello in cui sei convinto, doni ogni tua risorsa per fare ciò che ti suggerisce il cuore. Ma poi ci sono le ombre, sì, proprio loro. E sono quelli che non ti credono, quelli che non ti vogliono capire. Si mettono sul tuo cammino, ti deridono provando a mettere in dubbio il sentiero che faticosamente stai tracciando con il sudore della tua fronte. Lo fanno con la superficialità del vento che soffia tra le nuvole. Ed è brutto. Ti senti giudicato. Spazzato via, come un minuscolo granello di senape in un campo coltivato a zizzania. Sei inutile come una goccia d’acqua, dispersa nell’immensità di un oceano senza nome e senza onde.

Ma non bisogna arrendersi. Mai. Non devi abbassare la testa di fronte a loro. Mai! Mai! Mai! Perché loro non capiscono, non sanno cosa si cela nell’idilliaca valle che stai attraversando. Ignorano di che pasta sei fatto. Forse loro non ce li hanno dei sogni, forse loro non sanno cosa significa avere un obiettivo in cui credere. Forse loro non fanno altro che vivere la giornata, godendosi le reazioni che vengono dopo le loro critiche. E tu non vuoi, non vuoi e non sei come loro! O meglio, come lui… come quei tanti lui che navigano senza meta in quell’infinito oceano senza nome e senza onde in cui vorrebbero inabissarti.

Tanti anni fa, un uomo che ha rivoluzionato il mondo disse che “la bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.” Un altro uomo, qualche secolo più avanti, scrisse: “Non ragioniam di loro, ma guarda e passa.” Ed è per questo che passi. Perché se lui è sibillino come il vento, tu devi essere massiccio come una montagna.

Perché chi suda e persevera, è forte. Chi alza il dito e abbandona, è perduto.

Alessandro Frosio

Riferimenti: Vangeli cristiani, La Divina Commedia di Dante Alighieri.

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