Lantana, semplicemente Lantana

C’è un luogo, sperduto nell’infinità del mondo, che si chiama Lantana. È un posto che, come il nome suggerisce, è lontano da tutto. È protetto dall’aura di magici monti che, abbracciandola come fosse una figlia, la proteggono dagli atroci mali di una società sempre in tempesta. Si tratta di un sottile anfratto di vita, che sembra essere la proiezione di quei tempi antichi dove nel mondo c’era ancora un po’ di magia.

È la casa del Vento, che leggero spira tra le fronde degli abeti. Si diverte, col suo rigoglioso coro, ad allietar la terra con i suoi antichi canti. E scivola, frusciando chetamente, trasformando i versanti in piccoli mari con le onde spumeggianti. E poi s’inoltra, agilmente, tra gli anfratti delle rocce: penetra curioso tra le pietre e nelle cave zampillanti, salutando sibilante il viso dolce di Maria.

È la casa dell’Acqua, che scivola e rigola saltellando verso valle. E avvolge tutto, come solo ella sa fare, con il proprio chiacchiericcio e la sua voglia di cantare. E scende giù, gorgogliando verso la calma della piana. E poi la raggiunge, la valle, che di Tede prende il nome. È qui che luccica: accarezzata di giorno dai raggi del sole e confortata, di notte, dall’amore della Luna e dalla guida delle stelle. L’Acqua come specchio, che dialoga con gli abeti che gli si affacciano dall’alto, nel silenzio, mentre dei girini si destreggiano in gruppo ai primordi della vita.

È la casa del Fuoco, che ballando si esibisce nei camini delle case. È sempre lui, coraggioso, che dona sicurezza e allegria alle Famiglie. Egli scoppietta, gioioso, sfrigolando e canticchiando nei domestici focolari. Fuori c’è buio, imperversano le tenebre, e la sua luce felice ristora tutti i figli del Signore. E poi ci sono loro, sottili e sante fiamme, che ondeggiano tutte insieme di fronte agli occhi della Vergine e del suo Bambin Gesù. Raccolgono pensieri, azioni e lacrime amare, che chiedono perdono e grazia a chi è lassù. E tutto questo è lì, di fronte a quell’antico affresco illuminato dalla luce saltellante di quegli umili lumi della gente.

È la casa del Ghiaccio e della Neve, che in inverno candidamente scende trasformando tutto quanto in un incredibile miraggio. È una cosa magica, ancestrale e misteriosa. Lei scende, non si sa perché, appoggiandosi sui rami e i tetti delle case e riposandosi lungo i prati sonnacchiosi dove sotto si fa il pane. La natura è immobile, in pausa, riposa in pace in attesa che il sol si desti dal tacito riposo del mondo antico delle nebbie. Intanto tutto è bianco, i Bambini escono a giocare con la neve e all’albeggiar qualcuno raggiunge il Pora, per rendergli omaggio accarezzandolo con gli sci. Ed è tutta una festa, che scende senza affanno, adagiandosi delicatamente sull’accogliente suolo di Lantana. I leprotti fanno capolino dalle loro tane e saltellano curiosi lasciando impresso il lor passaggio, mentre un bambino e una bambina, tenendosi per mano, escono di casa con indosso i berretti fatti dalle mani di chi dell’amor ne fa un mestiere. E ridono, come solo loro sanno fare, di fronte a tutta questa bellezza senza fine.

È la casa della Terra, che accoglie la Vita, la custodisce e la protegge. È la Madre di immensi boschi eterni, dove la resina cola dai tronchi degli abeti e la luce fende a macchie. Si sente, nell’aria, quel pungente dolce aroma. Ci sono gli aghi delle piante e la rugiada del mattino, che accompagnano festose la fragranza dei funghi e la pazza euforia del muschio che ricopre ogni cosa. Il Bosco è un luogo sicuro, che protegge accogliendo con onore l’essenza pura della vita prosperosa. E poi ci sono loro, i Prati, abbracciati con amore dagli amanti della Valle. Ed ecco qui gli amati fiori canterini, che ondeggiano con i loro colori seguendo il ritmo che vien dall’alto.

Amici ronzanti, che si spostano da una margherita a un dente di leone, da un bucaneve ad un croco bianco, approdando su quel fior giallo che per molti, di Lantana, ne è l’essenza del suo coraggio. E poi c’è l’estate, con le sue erbe alte, popolate dai grilli e dalle loro armoniose sinfonie. E scende la sera, con qualcuno che s’accende, imitando le misteriose stelle che da qui splendono ancora.

E questa è Lantana: la casa di tutto ciò che la Vita genera, accoglie e protegge. È il luogo del mondo in cui basta esser sé stessi, dove il Tempo scorre a tempo senza fretta e senza noia. Quello spaccato di mondo, reale, dove si torna accanto a lei, la Madre di tutto quanto, che ci accoglie a braccia aperte intonando una silenziosa musica d’amore. Ed è tutto un trionfo di emozioni, che ci insegnano con amore come uscir di casa col sorriso. Un sorriso che ci accompagna in questo viaggio, accarezzandoci al risveglio e baciandoci la notte come una madre affettuosa.

Ecco che cos’è Lantana: una creatura nascosta e fuori da ogni rotta, conosciuta solo dai suoi figli e da quegli occhi, del cielo, che la proteggono con il soffio del vento e un mazzolin di fiori appena colti.

Lantana, solo Lantana. Un puntino nell’immensità perversa del mondo, un insieme di grandi ed inestimabili ricchezze, di cui l’amore silenzioso ne è il prezioso custode.

Alessandro Frosio

Ecco, lo sento, è arrivato il vento

Ecco, lo sento, è arrivato il vento. Arriva da lontano, mi percuote mestamente, mi sorprende all’improvviso accarezzando corpo e mente. E le foglie vanno a volteggiare, nell’aria, si uniscono agli uccelli iniziando a danzare. Scricchiolii, brividi a fior di pelle: sento la natura mormorare e il mio essere sussultare, insieme ad una lacrima che naviga sul mio volto. Ed è tutto un fruscio, che corre, tra i rami canterini. Un suono, potente, sommesso, che abbraccia tutto quanto lasciandomi in ascolto. E poi silenzio. Silenzio che m’accompagna, silenzio che mi accarezza, mi assorda, mi lascia libero di pensare.

Sono qui, lontano. Lontano da quel mondo, che consuma, sulle menzogne amare.

Qui è al bando la distrazione, qui non esiste l’illusione. Qui ci si alterna, tra alba e tramonto: qui c’è il sole nel profondo turchese del ciel solìngo, le stelle e la luna in lunghe notti di chete meraviglie. Una scia cadente, là in fondo, e disegni di antiche virtù: sembra quasi di star lassù, in alto, a giocare sulle note di lontani luccichii.

Osservo, ammiro, rifletto nel mio petto. Sono qui, col naso all’insù, a sognare un mondo nuovo come quando ero un bambino. Un bambino felice, semplice, che era capace di sollevarsi da terra ed iniziare a volare. Come quel bambino che era capace, da solo, a toccare il cielo con un dito, a trasformare ogni secondo in un’incredibile avventura.

E io sono qui, abbracciato dalla quiete, mentre dei cristalli fatti d’acqua si fondono col sale delle lacrime mondane. Pioggia, pioggia a non finire. Acqua che scende, leggera, avvolgendo tutto quanto in un vaporoso tintinnio, posandosi lontana dalle vane glorie di un’illusione di finzioni.

E alla fine torno dentro, sotto il fuoco del mio tetto, attendendo con speranza il nuovo giorno che verrà. Rintanato qui, tra le mie amate mura, ripenso qualche volta a quella nostra furia. Così nascosta, potente, che ci lascia su un piedistallo con un pugno vuoto in mano.

Sibili, mormorii, piccoli passi ed antiche eterne danze. Ecco dove sono, dove l’essere è più importante dell’avere. Dove basta un fruscio per aprire  cuore e mente, dove basta un bel fuoco per trovare il conforto. Dove tutto quanto appare logico, in un mondo senza senso.

Guardo il fuoco scoppiettante, che sfrigola curioso dentro il buio della stanza. Mi dice, senza dubbi, che forse c’è ancor speranza. Che un giorno ce la faremo. Che un giorno lo capiremo. Ci renderemo conto, insomma, che per ritrovare il nostro essere, bisogna solo spegner tutto. E tornare, tornare al nostro posto. È arrivato il momento, per noi, di chiedere scusa a nostra madre. È arrivato il momento, per il ribelle, di tornare a casa propria e di ricominciare.

   Alessandro Frosio

Eccomi qui, eccomi arrivato

Casa. Non c’è niente di meglio al mondo di ciò che ci fa sentire a casa. Viaggiamo, sperimentiamo, ridiamo e piangiamo. Ma poi, alla fine di tutto, torniamo sempre lì. Ma una domanda sorge spontanea all’orizzonte di questo incredibile viaggio: che cos’è veramente una casa?

Casa può essere intesa in mille modi, per esempio come la culla in cui siamo cresciuti. Oppure le mura in cui ci rifugiamo quando fuori sferza la tempesta. Una tempesta assordante, che batte furiosamente sulle tegole, graffia i vetri delle finestre illuminate dalla luce calda del nostro rifugio. Ci isola, proteggendoci dal mondo che ci fa sentire inutili puntini in un mare senza onde. Una casa fisica, ma anche una casa senza muri, per una burrasca silenziosa dove a graffiare sono soltanto i nostri pensieri, che minacciosi si addensano sopra le nostre teste malate di frenesia.

Una casa solitaria, in mezzo al nulla. Dove nessuno ci può trovare, dove siamo al sicuro dal mondo violento che imperversa là fuori. Ma poi c’è anche una casa di persone, una casa calda, con un bel fuoco che arde nel camino. Una casa di sorrisi e dolcezza dove la serenità regna padrona e in cui tutto è avvolto dal tenero abbraccio di un familiare aroma che viene dalla cucina. Una casa può essere sola ma sicura, ma anche accogliente e intrisa d’amore fino all’ultimo mattone.

Una casa. Solo una casa. C’è chi non ce l’ha, una casa. Chi non l’ha mai avuta. Chi l’ha persa. Chi l’ha vista cadere su sé stessa con i propri occhi impotenti. C’è chi viaggia, la cerca, prova a costruirsene un’altra lasciandosi il passato alle spalle. C’è chi scappa, chi fugge, chi viene cacciato perché non è più amato. C’è chi l’ha tradita, la propria casa.

Casa. Dopo un lungo peregrinare c’è sempre lei ad aspettarci. Una casa di mattoni, una casa di persone, una casa calda come il fuoco che scoppietta nel camino in una fredda e buia notte d’autunno. La casa che ha il suo odore, inconfondibile, che quando lo annusiamo ci fa capire che siamo arrivati. Profumo di capelli, calore della pelle, voci melodiose, parole, promesse, sentimenti mai espressi… già, perché ogni cosa può essere casa. Può anche essere qui, dentro di noi, al nostro fianco. Una persona cara, un’amicizia, un familiare, una vecchia fiamma, una persona a cui abbiamo affidato la nostra fiducia. È la spalla su cui piangiamo, gli occhi con cui ridiamo. Un libro. Una canzone. Un ricordo, magari di tempi e compagnie che non torneranno più.

Ecco che cos’è una casa. Ed eccomi, eccomi arrivato. Questa è la mia, questo è il luogo in cui mi sento arrivato. Casa, semplicemente una casa. Solo una casa. Una casa di mattoni, una casa di persone, una casa di pensieri, di promesse, di parole e di sogni ancora tutti da realizzare.

Alessandro Frosio