Si alza un’essenza, che odora d’infinito

Ecco. Ecco un’anima che si spegne, che vola su nel cielo, come una piccola fiammella che ha finito la sua cera. Una luce che ha resistito, fino ad ora, alle percosse di questo gelo. Ha traballato, incerta, nel buio più totale, ma senza mai esitare. Senza mai perdere il suo coloro acceso, la sua indomita forza da guerriera, la sua propensione ad andare avanti nonostante il timore del domani.

Un domani già annunciato, un domani ch’è già ieri, e che l’ha spenta travolgendola con un fugace soffio leggero. Ed ecco che si alza un’essenza, che odora d’infinito, e che vola nel silenzio, verso la luce, verso la Vita.

Una Vita nuova che si perde, tra le nuvole, alla ricerca di quella fonte che ci illumina e ci riscalda. E sarà allora una festa, una sinfonia d’amore, che s’innalzerà nei cieli, che l’accoglierà con gioia. Ed ecco che lì quella luce tornerà ad ardere, ad illuminare i cieli tersi, a scaldare e a cantare incoraggiando quelle lontane e piccole fiammelle, di noi poveri contabili del tempo.

Quella fine non sarà la fine. Quella fine, sarà Il Fine. E bisognerà accoglierlo con gioia, accettarlo con speranza, ricordandoci di vegliare – molto bello vegliare – su quelle voci che ci scaldano, su quelle mani che ci scuotono, su quegli occhi che ci amano. E stare sempre, insieme, insieme a loro, a percorrere questo matto itinerario senza mappe e senza indizi. Fino al domani che verrà. Finché Lui non ci chiamerà. Fino al giorno in cui conosceremo, finalmente, quell’eterna verità.

Dedicato ad una fiammella, ad un’anima, che è volata via prima del tempo.

Alessandro Frosio

È mattino presto

È mattino presto. Il cielo è già luminoso, ma il sole dorme ancora dietro il profilo delle montagne. Nell’aria si sente solo il rumore dei passi sul sentiero e qualche flebile campanaccio proveniente dal pascolo vicino a casa. Per il resto c’è solo la musica del vento e la sinfonia degli uccelli, nient’altro. E il mio respiro. Un respiro lento, riposato, in pace con sé stesso e con il mondo. L’aria cristallina è intrisa di quel profumo inconfondibile che si sente solo qua, ottenuto da un incontro esplosivo della resina degli abeti, del muschio e della terra coperta di aghi secchi. La maggior parte dei fiori, invece, ha ormai fatto il suo corso e i funghi devono ancora arrivare. E poi niente. È una bella giornata, in cielo non ci sono nuvole ed è un trionfo di sfumature che vanno dal celeste chiaro al blu intenso, passando per un timido turchese inquinato da buffe espressioni violacee.

E intanto continuo a salire proseguendo su questo sentiero immerso nel bosco, fatto e rifatto mille volte, che mi rievoca tanti ricordi ed emozioni. Quante volte ho visto questi alberi, quante volte ho ammirato le forme di questi sassi! Prima a piccoli passi, poi con un bastone e uno zaino in cerca di tesori nascosti tra le sinuose radici degli alberi. L’ho fatto a piedi e in bicicletta, da solo e in compagnia. Sempre immerso nella natura, sempre con la testa nei miei pensieri.

Ed ecco un nuovo suono: il gorgogliar dell’acqua che si riversa in questo piccolo e caro laghetto e di quel torrente laggiù che nasce dove inizia il cielo. E poi arrivo qui. Salgo in piedi sulla staccionata, apro le braccia e chiudo gli occhi inspirando la magia di questa valle senza fine. Sotto di me il vuoto, davanti la bellezza dell’infinito. Il vento mi scompiglia i capelli ribelli che, essendo evaso in fretta e furia, hanno ancora la forma della notte e di quella vita ormai fuori dal tempo. La maglietta prende a svolazzare quasi come le foglie delle betulle e degli alberi di nocciole, mentre l’oscurità nella valle arretra sempre di più, lasciando il posto allo squillante scintillio dei primi raggi del mattino.

Quanto mi sono cari questi posti, quante volte ho sognato ad occhi aperti quest’immensa libertà. E qui è sempre così, ogni giorno. Ciò che a me pare straordinario, in verità non è nulla di speciale. Perché qui succede tutto questo ogni giorno. Gli alberi ci sono sempre, questa staccionata anche. Sono io che manco, sono io che sono distante.

 Ma ora riprendo la marcia, ci sono tante altre cose da fare e sensazioni da provare. Devo andare a togliermi queste scarpe e correre a piedi nudi nei prati popolati dalle sinfonie dei grilli. Devo andare ad arrampicarmi su un albero. Devo andare a salutare quel piccolo agnello che è nato con la pioggia della notte. Devo costruire un arco con quel ramo che ho intagliato ieri. Devo andare, devo cercare. Devo togliermi queste catene. E ritornare ad essere parte integrante di questo infinito mondo intriso di sorprese.

Alessandro Frosio