Questo Niente, questa Vita

Dopo tanto peregrinare, eccomi qui. Proprio qui, a rivestire ancora una volta i panni di quel povero sperduto in un mare pieno di vita, alla costante ricerca del bello. Dell’infinito. Del sorriso più sincero, della carezza più desiderata. E di quell’abbraccio pieno di calore, di quella mano che ti prende e ti porta via. Via, via… lontano da questa Terra, lontano da questo cantone solitario, da questi funesti pensieri, e ti catapulta in una realtà intrisa di meraviglia. Dove ci sono mari pieni di stelle, e cieli che non finiscono mai.

Questo è il mondo di chi non ha più un mondo, questa è la destinazione di chi cerca la verità. È il rifugio di chi sogna, e non ha paura di bagnarsi gli occhi con la rugiada delle emozioni. Di chi aspetta, di chi attende con pazienza, di chi si immerge senza noia negli abissi dei ricordi. Di chi ride, e non teme di invecchiare. E di chi corre, corre a perdifiato, verso il cielo, verso le stelle, verso l’infinito, l’ignoto, alla ricerca di una nuova esistenza ancora tutta da scoprire. Senza paure, senza inganni, senza rimorsi o torbidi pensieri amari.

Questo è il mondo dei bambini, e di quelli che non hanno paura di saltare in una pozzanghera, di bagnarsi i vestiti, inzaccherarsi i capelli, e apparire un folle se non un visionario che naviga controvento, che ama esser sé stesso, che si sveglia ogni giorno con la meraviglia di chi nasce in un mondo nuovo. Perché qui è bandito il raziocinio, è interdetta la notte insonne, e l’importante è solo esser folli. Dei folli che camminano sotto la pioggia, sotto la neve, e che colgono un fiore annusandolo in tutta la sua più pura e genuina essenza.

Qui non abbiamo paura di nessuno, qui non abbiamo schifo di niente. E non abbiamo programmi, né orari o schemi da rispettare. Solo l’istinto, solo la spontaneità, che ti scuote come il vento piega i fili d’erba che giacciono radiosi in fondo a quell’antica ed eterna valle. Come quella mano amata che ancora non ha una sostanza, non ha una voce, non ha un profumo, una forma, un nome, una storia da raccontare. Ma che quando arriverà sprigionerà tutta la sua forza, la sua grandezza, il suo mistero.

Perché da qualche parte deve pur esistere, l’amore, e deve esistere perché esiste il bello. Bisogna solo imparare a cercarlo, a capirlo, a rendersi conto che forse non è così complesso, così impossibile, così distante come pensiamo.

Dobbiamo solo avere il coraggio, il coraggio di cambiare, di stravolgere ogni certezza, e di ricominciare. Mettere in discussione tutto, mollare i remi in barca e tuffarsi, tuffarsi in questo mare e in questo cielo ancora tutto da scoprire. E poi nuotare, nuotare, fino alla luce, fino alla fine, ed esplorare terre nuove senza paura di naufragare. Saremo i viaggiatori che riscopriranno il mondo, saremo le lucciole che illumineranno la notte, saremo i grilli che accompagneranno la luna, i bambini che guarderanno questi misteri con gli occhi innocenti di chi tocca il cielo con un dito. E che rideranno. E piangeranno. E cadranno. Ma poi si rialzeranno, si riprenderanno, e torneranno a correre come prima, più di prima, gingillandosi in quell’antico girotondo che è all’origine di ogni cosa.

E alla fine, dopo aver navigato, e sorriso, e pianto, e corso, e nuotato, e gridato, e cantato… saremo pronti per volare. Maturi per lasciare questa Terra, salutare queste avventure, e iniziarne un’altra ancora più grande, ancora più bella, ancora più immensa. Più maestosa, più ricca, più eterna.

Solo allora, e soltanto allora, forse riusciremo a capire tutto. E questo tutto sarà niente, ma un niente emozionante e pieno di racconti, sorrisi, abbracci, parole e avventure da raccontare. Un niente che ci porteremo sempre appresso, chi appeso al collo come fosse una collana, chi custodito in uno scrigno tempestato di pietre preziose.

E sta a noi, oggi, decidere cosa farne di quel niente, di questo Niente. Siamo noi che dobbiamo capire se vogliamo farne un gioiello dalle mille luci o un disutile sasso da scagliare nello stagno della morte. Per cercare, invano, di farlo saltellare tra la melma e le ninfee putrefatte di una terra morta che non ammette alcun respiro.

È un dono, questo Niente, un dono che ci è stato dato. Non si sa come, non si sa perché, ma ci è stato dato questo dono che noi chiamiamo Vita. E non è per la rabbia, né tantomeno per i rimorsi, per l’odio, che quell’Eterno Narratore ci concesse quest’immenso privilegio. Ed è per questo che dobbiamo impegnarci a renderla imprevedibile, questa Vita, addobbandola di ricchezza, di ricchezza vera, di ricchezza umana. Perché è l’unica cosa che ci sarà concessa, quel giorno lontano ma non troppo lontano, di portarci appresso. Per sempre. Per l’eternità.

E allora illuminiamoci il viso d’immenso, perché oggi è una nuova alba. Un nuovo inizio. D’innanzi a noi, il mondo. Sopra, invece, il sole, il cielo, le stelle. E dentro, dentro i nostri cuori, un Niente, una Vita. Un Niente, una Vita, che aspetta pazientemente di diventare degna, un giorno, di essere raccontata. E che spera di poter essere amata, ricordata, e custodita, come il più prezioso dei nostri magici tesori.

Alessandro Frosio