Buon compleanno Italia!

“Cara Italia,

buon compleanno! Centocinquantanove anni fa, dopo circa due millenni di divisioni, diventasti libera e unita sotto la stessa speme. I Savoia, Cavour, la Spedizione dei Mille, per non parlare della breccia di Porta Pia, i Bersaglieri, Vittorio Veneto… è appassionante la tua Storia! E non è stato facile darti i natali, è stato un parto un po’ difficile e rischioso… però, alla fine, tutto è andato per il meglio. Quante cose sono cambiate da allora… quanti momenti difficili hai vissuto, oh cara Italia. Le guerre risorgimentali, due conflitti mondiali, le invasioni, il terrorismo, la mafia, la corruzione, i terremoti… e poi questa: il Coronavirus.

In questi giorni, la tua gente è in ginocchio. Le strade sono deserte e ci sono i militari nelle piazze, mentre i negozi sono chiusi e  non si può uscire di casa. E non sappiamo neanche per quanto tempo dovremo vivere così, perché siamo alla prese con un nemico invisibile e, soprattutto, imprevedibile. La gente muore in continuazione, i numeri di contagiati e decessi ufficiali sono ogni giorno sempre più alti… e ci tengo a sottolineare “ufficiali”, perché la situazione è in realtà molto più complessa rispetto a quello che ci dicono i dati dei telegiornali. I medici e gli infermieri lavorano giorno e notte, con turni sfiancanti anche di 16 o 17 ore nelle corsie degli ospedali sovraffollati. Alcuni di loro non vedono le proprie famiglie da molto tempo e altri, invece, si ammalano… togliendo così braccia preziose all’emergenza sanitaria. Muore troppa gente e non si riesce a stare al passo con i decessi: le camere mortuarie degli ospedali sono al limite. Le salme vengono messe nelle Chiese perché altrove non c’è più spazio, nel silenzio di quei grandi luoghi dove fino a poco fa si cantava e si pregava per un mondo migliore.

Nonostante ciò, buon compleanno Italia!

Buon compleanno, perché tutto questo disordine ha riacceso nei cuori degli italiani quel fuoco ardente che si chiama “orgoglio nazionale”. In questi giorni siamo tutti più patriottici: abbiamo riscoperto il valore della nostra identità, ci siamo resi conto che siamo una comunità forte e coesa che non si arrende mai. Per i balconi e i giardini delle case si canta il tuo Inno e molte altre canzoni popolari, mentre spuntano ovunque bandiere tricolori e si applaude con le lacrime agli occhi per sostenere tutti i medici, gli infermieri e i farmacisti che stanno dando il massimo per il bene comune. E questo solo per te, oh cara Italia.

Ed è per questo che, secondo me, noi italiani siamo un Popolo un po’ strano. Quando tutto va bene siamo poco patriottici, ci sottovalutiamo in continuazione e guardiamo con ammirazione il resto del mondo, come se affetti da una forma di esterofilia cronica. Preferiamo mangiare cibi veloci e di scarsa qualità, scappiamo all’estero e sostituiamo le bellissime parole della nostra lingua con espressioni straniere… e così una pausa diventa un break, un riassunto si chiama abstract, il nostro umore è diventato un mood, l’aperitivo un happy hour, il nostro amore è una crush, le notizie sono ormai diventate delle news e l’autorimessa un garage o un box… per il resto tutto va bene, o meglio, è tutto ok!.

Ma tutto questo cambia durante le disgrazie. E allora, in questo caso, si issano le bandiere e si inizia a cantare, risvegliando quel sano orgoglio d’appartenenza ad una collettività. Una collettività che, nonostante le avversità, sa marciare compatta per superare con il sudore della fronte ogni tipo di problema. Certo, hai anche molti difetti e non sei perfetta in tutto e per tutto… ma la verità è che, alla lunga, la perfezione stanca.

Si dice che l’unione di un Popolo, così come l’affetto di un fratello o di un amico, si vede nei momenti di difficoltà. E questo dimostra, cara Italia, che siamo un popolo molto unito. E anche che, come sempre, dovremo camminare con le nostre gambe.

Per questo ti auguriamo buon compleanno, oh cara Italia. Perché sei il Paese che non si dà per vinto, che lotta a denti stretti  per la sua gente e la sua terra. Sei il Paese di chi si sa arrangiare, perché non hai mai avuto la pappa pronta e dei servitori pronti ad adorarti. Non abbiamo mai conosciuto solidarietà e vicinanza nella nostra storia, solo invasioni e derisioni. Nonostante ciò tu sei la casa di chi lotta, di chi suda, di chi non si rassegna mai. Sei il Paese delle eccellenze e dei dettagli orditi con il cuore: ci sono cose in cui sei inimitabile. Dalla moda al cibo, dall’arte alle scoperte, dall’allegria della tua gente alla bellezza dei tuoi paesaggi. È impossibile non rimanere meravigliati quando si ascolta la musica del tuo vento, il fruscio delle tue valli o lo sciabordare delle onde spumeggianti che si infrangono sulle tue coste baciate dal sole. Sei l’unica Penisola circoscritta in un mare chiuso dalle acque calde e raccogli il più alto numero di Patrimoni dell’Umanità, sia per grazia della natura che per il lavoro e la tradizione millenaria della tua gente.

Abbiamo esportato la civiltà in tutto il mondo e abbiamo creato i fondamenti del diritto moderno. Abbiamo viaggiato, scoperto, studiato, scritto, dipinto e scolpito… tutto questo dimostra che siamo un Popolo instancabile e che siamo dei sognatori, tanto quanto degli abili lavoratori. Il mondo ci invidia per quello che siamo e per quello che facciamo, per questo ci copiano in continuazione. Ci chiamano “gli asini del mediterraneo”, ci deridono, si prendono gioco di noi… ma alla fine, la verità è che la loro è solo gelosia. Pura e semplice gelosia di tutto quello che abbiamo, dai sapori della nostra terra ai sorrisi delle nostre giornate.

Siamo una grande Nazione. Sì, siamo una grande Nazione perché il coraggio e la determinazione con cui stiamo affrontando questa emergenza lo stanno dimostrando a tutto il mondo. Questa è la Patria degli artisti, questa è la Patria dei viaggiatori, questa è la Patria dei sognatori e degli eroi… eroi che ora sono là, con un camice, a lottare finché avranno le forze per farlo.

E questa non è né presunzione, né arroganza. È solo la storia di un incredibile Popolo che vive in una terra meravigliosa, spesso senza rendersene conto. Dalle Alpi allo Ionio, dagli Appennini alla Pianura Padana, dalle Isole ai vigneti delle colline… sei una meraviglia, una meraviglia che non invecchia mai. 

Buon compleanno Italia! “

Il Patriota – Alessandro Frosio

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La ribellione della mia penna

Sei contento, o mondo? Mi stai togliendo le parole.

Passano i giorni e la mia fantasia è sempre più ristretta. E sei tu, o mondo, che mi stai succhiando la bellezza. Sto disimparando ad amare, mi sto adeguando al tuo fare volgare. La mia penna è sempre più muta, il foglio di carta è sempre più bianco. Non so più cosa scrivere, non so più perché vivere. E questa è colpa tua, o maledetto mondo umano, che non mi accogli per quel che sono, non capisci che tutti noi siamo un dono.

O mondo umano, che tutto fai e nulla sai. Per te uguali dobbiamo essere, senza identità e senza nettare. E siamo tutti allo sbaraglio, come gocce tra le onde. E andiamo tutti, nella stessa direzione, confondendoci nella massa come fossimo dei pesciolini in branco. E siamo come loro, tutti uguali, senza ricchezze e senza fantasia.

Tu ci stai provando, o mondo, a risucchiarmi in questo mare immondo. E forse, in parte, ci stai anche riuscendo. Stai provando a togliere le parole dalla mia penna, mi sta tentando con il tuo dettato pensiero, mi stai attirando in una trappola senza fuga.

Ma non ce l’hai ancora fatta. Io qui sono, io qui resisto. Mi vuoi togliere la parola? E io qui continuerò a parlare.  Mi vuoi impedire di scrivere? Troverò linguaggi che non potrai decifrare. Perché io non sono uno fra tanti, non sono un inerme pesce del branco. Io sono solo io, nessuno è uguale a me. E così, per sempre, la mia essenza sarà qui, libera da ogni pensiero altrui, libera da ogni costrizione.

Mi vorrai togliere la fantasia, ma io non ti concederò la sua eutanasia. Vuoi che del mio amore io ne faccia un aborto, ma troverai il mio cuore ancora una volta risorto. Mi vuoi solo, in questo strano mondo di castelli. Mi vuoi chiuso dentro di te, con le sbarre alle finestre e l’incapacità di parlare.

Vacci. Vacci tu nell’indifferenza di quel cieco branco di “non vedenti”, con tutte le sue accuse, il suo odio e le sue sacrosante correttezze. Vacci tu, perché io resto qua. Perché il mio pensiero può sollevare la Terra, la mia parola può smuovere le montagne e le mie azioni possono prosciugare gli oceani. E non sono un Dio come tu ti credi, sono solo io. Un essere umano, come tutti noi dovremmo essere.

Ma un giorno tutto questo finirà, tra le onde e le fronde di questo impietoso girotondo. La catena si spezzerà, o caro mondo umano, e il branco si scioglierà. Solo allora saremo veramente liberi e ognuno noterà le tue promesse vane. La fantasia e il libero pensiero torneranno, da soli, ad essere i fautori della verità.

Io non sono un pesce in un branco. Io sono io, e come sempre, con orgoglio, mi troverai controcorrente.

Alessandro Frosio

La malattia della paura

Ecco, è tornata, si è fatta viva pure oggi. È la paura di non restare, è l’ansia di lacrime amare, è quella tensione che c’è nell’aria che ti impedisce di pensare.

Le strade sono deserte e nessuno esce di casa, mentre le sirene dell’ambulanza continuano a viaggiare per la via, come prese da una fugace malattia. È un ambiente surreale, perché niente è più normale. Il parco è deserto, con le altalene cigolanti che si cullano con il vento. Lo scivolo luccica al sole, senza amici, con del fango rinsecchito e una gran voglia di giocare. Dove sono finite le care voci dei bimbi? Dov’è finita quella pazza euforia che impregnava il vento di quella sana allegria?

Mi ricordo dei bambini, nei giardini, che osannavano la vita con un gelato in mano e un pallone da calciare. Mi ricordo la panettiera, che mi serviva con dolcezza e un sorriso ancor scoperto, senza maschere né sospetti. C’era la gente che camminava per le strade, salutandosi senza affanno con le braccia o con le mani. E c’era vita, c’era sale… tutto era bello, perché tutto era normale.

Oggi i bambini al parco sono solo un ricordo, che si conserva in quel pallone sgualcito abbandonato tra le piante. I locali sono vuoti e serrati verso sera. La gente va in giro per le strade, di nascosto, coprendosi il viso e accennando dei saluti solo a chi è ancor lontano. Sembra di essere soli, in un vuoto mare senza sale. E tutti noi corriamo all’impazzata, senza sapere dove andare. Siamo stati conquistati dalla paura, che si è impossessata del nostro corpo, uccidendo il normal pensare di chi un tempo sapeva amare.

Siamo vittime di noi stessi, che ci credevamo tanto forti in questo strano mondo di cristalli. E ora siamo, inermi, di fronte a questo imprevisto surreale.

È la paura, la malattia più colossale. Quel sentimento che ti coglie all’improvviso, che entra dentro il cuore senza nome e senza viso. Ti fa tremare lasciandoti atterrito, ti fa sospettare del tuo migliore amico. Ed è proprio lei che dobbiamo combattere, affidandoci alla mente come unico vero vaccino. Dobbiamo credere nel futuro, dobbiamo lottare per quel che siamo e abbattere con furore ogni ostacolo e ogni muro. Perché con il panico non si fa nulla, non si lotta e non si vince. Dobbiamo credere in noi stessi, senza sospettare ansiosi l’arrivo del domani.

Ora basta. Basta aver paura di una stupida malattia! Chiudiamo gli occhi e torniamo a volare.

Alessandro Frosio