Non so chi l’ha voluto, non so chi l’ha deciso

Siamo amici. Sì, siamo proprio amici. Non so chi l’ha voluto, non so chi l’ha deciso. È così che stanno le cose, non ci sono altre spiegazioni. E non ci è voluto neanche molto: è bastata una partita a Monopoli, non ancora terminata, per capire che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Perché la vita è così: è immediata, fuggente… fatta di piccoli attimi che bisogna saper cogliere. Ne basta uno per capire, ma bisogna usarli tutti per spiegare.

E così pensando mi chiedo: ma che cos’è l’amicizia? Non lo so, forse nessuno lo sa. Esiste e basta, anche questa volta non ci sono altre spiegazioni. L’amicizia può essere vista come un calderone turbinoso di cose indefinite. Si può essere amici di chi è uguale da noi, ma anche di chi è completamente diverso. L’amicizia ci rende vivi, estrapola la vera essenza del nostro essere. Lei ci scopre, ci sradica dal nostro nido e ci fa volare lontano, oltre i confini di questo indefinito mondo irto di sorprese e di speranze. Inizialmente la guardiamo con occhio titubante, non sappiamo se fidarci o rimanere nel nostro guscio. È una cosa che attrae e respinge allo stesso tempo, qualcosa che vogliamo vedere, ma che abbiamo paura di toccare.

Rischiamo di sbagliare amicizie, di rimanere delusi. Succede che diamo la nostra fiducia alle persone sbagliate, alle persone che ci fanno soffrire. Non erano veri amici, loro non ci volevano… non gli importa se, a causa loro, stiamo qui a soffrire cercando nel nostro mondo le risposte inesistenti della loro indifferenza. E così si soffre, si annega nel vorticoso mare della disperazione e altro non si vuole che tagliare i collegamenti con il mondo crudele che ci ha causato tutto questo.

Ma io e lui siamo amici, questo è sicuro. L’amicizia che ci lega è, senza dubbio, la ciambella uscita con il buco. Ci vediamo poche volte, abitiamo distanti… ma poco importa. Lui è la persona a cui posso dire qualunque cosa, senza vergogna o ripensamenti. È con lui che mi diverto di più, che rido e gioco con la vita. È con lui che condivido le mie stranezze e i miei eccentrici progetti che non capisce mai nessuno. Non facciamo chissà che cosa: qualche risata seduti sotto i portici di una chiesa, una passeggiata immersi nella natura, una bibita comprata in un super alimentari… nulla di più. Perché l’amicizia non è una cosa sofisticata, anzi, è la massima espressione dell’essenza della vita: la semplicità.

Non serve chissà che cosa per essere felici, basta solo essere qualcosa. Che cosa siamo non importa, viviamo apposta per scoprirlo. Ma questo non sarebbe possibile se, al nostro fianco, non avessimo qualcuno con cui condividere le infinite bellezze di questo viaggio mozzafiato. Perché andare avanti da soli è difficile ed insensato, mentre camminare insieme significa vivere un’incredibile avventura senza confini. Dove andremo? Non lo so… intanto, andiamo.

Alessandro Frosio

È mattino presto

È mattino presto. Il cielo è già luminoso, ma il sole dorme ancora dietro il profilo delle montagne. Nell’aria si sente solo il rumore dei passi sul sentiero e qualche flebile campanaccio proveniente dal pascolo vicino a casa. Per il resto c’è solo la musica del vento e la sinfonia degli uccelli, nient’altro. E il mio respiro. Un respiro lento, riposato, in pace con sé stesso e con il mondo. L’aria cristallina è intrisa di quel profumo inconfondibile che si sente solo qua, ottenuto da un incontro esplosivo della resina degli abeti, del muschio e della terra coperta di aghi secchi. La maggior parte dei fiori, invece, ha ormai fatto il suo corso e i funghi devono ancora arrivare. E poi niente. È una bella giornata, in cielo non ci sono nuvole ed è un trionfo di sfumature che vanno dal celeste chiaro al blu intenso, passando per un timido turchese inquinato da buffe espressioni violacee.

E intanto continuo a salire proseguendo su questo sentiero immerso nel bosco, fatto e rifatto mille volte, che mi rievoca tanti ricordi ed emozioni. Quante volte ho visto questi alberi, quante volte ho ammirato le forme di questi sassi! Prima a piccoli passi, poi con un bastone e uno zaino in cerca di tesori nascosti tra le sinuose radici degli alberi. L’ho fatto a piedi e in bicicletta, da solo e in compagnia. Sempre immerso nella natura, sempre con la testa nei miei pensieri.

Ed ecco un nuovo suono: il gorgogliar dell’acqua che si riversa in questo piccolo e caro laghetto e di quel torrente laggiù che nasce dove inizia il cielo. E poi arrivo qui. Salgo in piedi sulla staccionata, apro le braccia e chiudo gli occhi inspirando la magia di questa valle senza fine. Sotto di me il vuoto, davanti la bellezza dell’infinito. Il vento mi scompiglia i capelli ribelli che, essendo evaso in fretta e furia, hanno ancora la forma della notte e di quella vita ormai fuori dal tempo. La maglietta prende a svolazzare quasi come le foglie delle betulle e degli alberi di nocciole, mentre l’oscurità nella valle arretra sempre di più, lasciando il posto allo squillante scintillio dei primi raggi del mattino.

Quanto mi sono cari questi posti, quante volte ho sognato ad occhi aperti quest’immensa libertà. E qui è sempre così, ogni giorno. Ciò che a me pare straordinario, in verità non è nulla di speciale. Perché qui succede tutto questo ogni giorno. Gli alberi ci sono sempre, questa staccionata anche. Sono io che manco, sono io che sono distante.

 Ma ora riprendo la marcia, ci sono tante altre cose da fare e sensazioni da provare. Devo andare a togliermi queste scarpe e correre a piedi nudi nei prati popolati dalle sinfonie dei grilli. Devo andare ad arrampicarmi su un albero. Devo andare a salutare quel piccolo agnello che è nato con la pioggia della notte. Devo costruire un arco con quel ramo che ho intagliato ieri. Devo andare, devo cercare. Devo togliermi queste catene. E ritornare ad essere parte integrante di questo infinito mondo intriso di sorprese.

Alessandro Frosio

Siamo i custodi di una bellezza infinita

C’è un luogo, nel mondo, che è a dir poco meraviglioso. È bagnato da mari cristallini dai colori mozzafiato, su cui Eolo soffia senza affanno increspandoli bonariamente. E ci sono anche loro, le montagne, con alte vette perennemente innevate e popolate dai fischi delle marmotte. Ci sono anche le colline, abitate da filari di ulivi che danzano col vento ed interminabili vigne su cui cresce il nettare degli Dei. Ermi colli, che dell’ultimo orizzonte lo sguardo esclude, che tanto sono cari per i loro sovrumani silenzi e la profondissima quiete. La pianura… c’è anche lei: piatta come un tavolo da biliardo punteggiato da cipressi e cascine secolari, coltivata con cura e accarezzata ogni mattina dai tiepidi raggi del sole che asciugano la terra dall’innocenza della rugiada.

Qui c’è caldo e c’è freddo, ci sono storiche città e piccoli borghi arroccati sperduti nel nulla. Ci sono isole, governate dallo spumeggiar delle onde, che Venere fece feconde col suo sorriso. Ci sono valli e foreste oscure senza vie, con gli animali che fanno capolino dagli alberi secolari. Ci sono fiumi che trasportano storie, fiumi su cui sono state combattute gloriose battaglie e dove un tempo si sentiva il dolce sciabordare delle lavandare. E ci sono laghi. Laghi grandi, d’acqua dolce ed innocente, che giacciono tra delle catene non interrotte di montagne, tutte a seni e a golfi. Il vento trasporta ogni dove la sua magia, depositandola sulle sculture delle fontane zampillanti di acqua fresca, che rispecchiano gli affreschi dei caseggiati che circondano le piazze dove ci sono artisti che suonano e ridono.

Qui ci si sveglia al mattino con il richiamo del gallo e il flebile gorgoglìo del caffè che si prepara nella moka. E al mattino, per le vie, si sente il profumo del pane appena sfornato con la voce di qualcuno che canta sotto la doccia. Qui si ride e si scherza, si condivide un pasto tutti insieme rispettando la tradizione. È la patria degli artisti. È la patria degli eroi. È la patria della poesia e della bellezza dell’infinito. È la patria della musica, le cui melodie, viaggiando su ali dorate, si posano sui clivi e sui colli.

Questa è l’Italia, il Paese più bello di questo pianeta. Il Paese dove c’è tutto, il Paese dove tutto ha avuto inizio. Il Paese che non ha mai avuto la pappa pronta, ma che ha sempre dovuto lottare senza mai darsi per vinto. È il Paese di chi non molla mai, di chi nonostante tutto trova la forza di andare avanti. Siamo spesso derisi e messi da parte… dicono che siamo gli asini del Mediterraneo. Ma cosa ce ne importa! Noi siamo italiani, noi siamo i custodi di una bellezza infinita. E, nonostante tutto, dobbiamo andare fieri del nostro Paese. Perché noi siamo un popolo unico. Perché l’Italia è un Paese meraviglioso.

Viva l’Italia! Viva il Tricolore! Viva gli Italiani!

Alessandro Frosio

Riferimenti: Giacomo Leopardi, Ermete Giovanni Gaeta, Ugo Foscolo, Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, Giovanni Pascoli, Giuseppe Verdi

Torniamo a pedalare, domani sarà un nuovo giorno

Sono su un piccolo ponte con la mia cara bicicletta. Abbiamo fatto un bel giro insieme e ora ammiriamo il dolce cammino del fiume che gorgoglia sotto di noi. Siamo qui, insieme, in questo magnifico spaccato di mondo che è stato parzialmente risparmiato dalla furia devastatrice dell’ossessione del profitto. Ci siamo io, lei e la natura. Dietro di noi ci sono dei bambini che giocano al parco, lo stesso dove mi portavano la mamma e la nonna diversi anni fa. Quanto mi sono divertito su quei giochi! Mi ricordo le corse che facevo nei prati cercando le margherite per chi, sorridente, stava a guardarmi seduta su una panchina all’ombra. Mi divertivo così, spesso con mia sorella, andando sullo scivolo e dondolandomi sull’altalena.

Davanti a noi, lungo la riva destra del fiume, ci sono dei ragazzi che giocano a pallavolo. Ridono, sono felici… come si fa a non essere euforici i primi giorni dopo la fine della scuola! Le mie mani sono ancora tinte di rosso… quelle more da gelso erano proprio buone! Chissà se quelle piante là hanno fatto le amarene quest’anno, potrei andare a vedere…

Potrei, ma non posso. Perché ora sono qui, seduto in un ufficio, intrappolato dalle spigolose mascelle di una fredda scrivania senza colore. Sono obbligato a stare qui, mentre fuori il mondo va avanti. I fiori sbocciano, gli uccelli cantano, le frasche degli alberi danzano con il vento, i bambini giocano sorridenti e il sole splende alto in cielo… ma io tutto questo posso solo immaginarlo. Qui c’è gente che sta seduta su delle lunghe file di scrivanie tutte uguali, come se fossero in trincea. Una trincea morta, per una guerra silenziosa. Mi chiedo se questa è vita, se è questo l’obiettivo che l’umanità deve raggiungere. Star seduti a creare qualcosa che non si può toccare, mentre tutta la concretezza della vita sorride distante dietro le grigie tapparelle di grandi finestroni indifferenti.

Chiudo nuovamente gli occhi.

Si sta bene, c’è un’ottima temperatura. Il sole è ormai calato dietro gli alberi, lasciando in cielo un tripudio di sfumature colorate che si riflettono su ogni cosa. Il fiume, gli alberi, i bambini, i grilli tra i fili d’erba… qui è tutto più bello, qui è tutto più reale. Ma ora è tardi, fra poco diventerà tutto buio e le lucciole si muoveranno nell’aria insieme ai pollini dei gelsi. La notte avvolgerà tutto quanto in un magico abbraccio, ma noi dobbiamo andare. Torniamo a pedalare, domani sarà un nuovo giorno.

Alessandro Frosio

Ho sollevato i piedi da terra

Siamo un gregge di pecorelle smarrite. Abbiamo perso la strada, stiamo vagando alla cieca in un mondo sconosciuto che crediamo di possedere. Abbiamo smesso di sognare, abbiamo smesso di ascoltare, abbiamo smesso di correre per i prati. Ci basiamo sulla freddezza di una ragione che non esiste, abbiamo perso il contatto con la natura delle cose e non abbiamo più il coraggio di sollevare i piedi da terra. Sollevarli, invece, significherebbe ritornare ad essere noi stessi e ritrovare la vera essenza che sta dietro a questo meraviglioso palcoscenico.

Me ne sono reso conto. Nella vita di tutti i giorni non facciamo altro che basarci sulla razionalità, credendo che essa possa capire tutto e risolvere qualunque cosa. Crediamo che il nostro obiettivo sulla Terra sia quello di diventare ricchi e potenti, di fare soldi. Ma cosa sono i soldi? Sono carta straccia e, per la maggiore, impulsi elettrici che non hanno sostanza. Viaggiano veloci in una dimensione che non esiste, che non possiamo vedere, che non possiamo ascoltare.

Ma allora cosa dobbiamo fare? Cosa dobbiamo fare per ritrovare la retta via? Non riuscivo a darmi una risposta, per questo ho deciso di chiederlo a chi ne sa più di me. Ed è così che, in un caldo pomeriggio di giugno, ho sollevato i piedi da terra arrampicandomi su un albero. Sì, su una maestosa magnolia verde che sovrasta una triste strada asfaltata di grigio. Mi sono seduto su uno dei suoi rami. E ho aspettato. Che cosa? Non lo sapevo, aspettavo e basta. Poi ho iniziato ad ascoltare il lieve fruscio delle foglie che venivano mosse da dolci brezze invisibili. Mi sono messo ad annusare ciò che mi circondava e l’aria sapeva di… aria. Sì, proprio di aria. Non di smog, non di vanità. Semplicemente aria, aria fresca e cristallina come un antico lago montano incastonato tra una catena di rocce alpine.

Mi sono reso conto che una pianta è viva, i rami che stringevo mi hanno trasmesso una magica energia che pian piano si è insinuata nel mio corpo. Mi sono sentito sollevato, in pace con me stesso, mentre la frenesia delle nostre finzioni scompariva  sbiadendo dalla mia mente. Mi sono sentito vero. Mi sono sentito a casa, come se tornato dopo un lungo viaggio. Ero in alto, la pianta sovrastava ogni cosa: la strada, il parcheggio, i pedoni… io e lei vedevamo tutto insieme, ma il tutto non era in grado di vedere noi.

L’albero è più che un pezzo di legno. Ci tiene su, è il nostro sostegno, la nostra protezione. L’albero è la fonte di tutto quanto. L’albero ci sovrasta, mentre noi ci ammazziamo a vicenda sotto l’ombra indiscreta delle sue fronde. È come un amico silenzioso, che ci comunica sensazioni senza parlare. È qui che sta la forza della natura: esiste, esiste e basta. Non ha bisogno di essere spiegata perché è lei che dà le spiegazioni a tutto. E noi, che ci siamo allontanati da lei, dovremmo solo star zitti e rispettarla ascoltandola meravigliati.

Il nostro vivere quotidiano si basa su dei pilastri di cartapesta. Abbiamo costruito un mondo che non esiste. Ogni giorno creiamo finzioni basandoci su altre finzioni, tracollando periodicamente nel tumultuoso vortice delle nostre falsità. Abbiamo perso l’equilibrio, abbiamo perso noi stessi. E siamo stupidi. Perché, per proteggere il nostro mondo inesistente che ci affligge, stiamo pian piano distruggendo il vero mondo che, pazientemente, ci protegge ogni giorno. Quel vero mondo che, per amore, ha generato tutto quanto.

Alessandro Frosio

Il tempo passa, scorre come sabbia

Ho sempre avuto timore a far leggere le mie poesie, credo che non siano all’altezza. Ma oggi ho deciso di proporvene una… lasciate un commento o scrivetemi nella sezione “contatti” e fatemi sapere cosa ne pensate! I consigli, ma anche le critiche costruttive, sono sempre molto gradite e mi possono aiutare a migliorare. Grazie e… buona lettura!

Il tempo passa
scorre come sabbia.
Sabbia tintinnante
che scorre via leggera,
frusciando sul mio corpo
per poi svanir nel nulla.

Il tempo passa
e non riesco ad afferrarlo,
c’e il sole e poi la luna
il bocciolo e poi il fiore.

Ma il fiore dura poco
s’incupisce troppo in fretta,
s’accascia sconsolato
lasciando il posto al mondo.

Piove e fa tempesta
la neve scende lesta,
la grandine distrugge
e il sole in alto splende.

Ma poi tutto
finisce,
lasciando amaro in bocca.
Andiamo a riposare
che domani è un nuovo giorno.
E come sempre
la vita tornerà.

Alessandro Frosio